Le condizioni invisibili che orientano le nostre scelte

La forma più efficace di controllo non è quella che si impone con la forza.

È quella che passa inosservata.

Non obbliga apertamente, non vieta in modo esplicito, non costringe con la violenza.

Si limita a costruire il contesto entro cui le persone finiscono per scegliere ciò che qualcun altro ha già previsto per loro.


Ogni società vive dentro un sistema di "condizioni":

regole, abitudini, vincoli economici, narrazioni mediatiche, ritmi di lavoro, modelli culturali e possibilità di scelta.

Quando queste condizioni vengono orientate in modo progressivo, il risultato non appare come una costrizione, ma come una naturale evoluzione degli eventi.

È il meccanismo della deviazione stradale: se una strada viene chiusa, il guidatore non ha bisogno di essere minacciato. Gli basta seguire il percorso alternativo predisposto. Crede di decidere, ma in realtà si muove dentro un tracciato già disegnato.


Lo stesso principio può applicarsi alla vita sociale.

Quando si riducono gli spazi di discussione, di partecipazione, di autonomia economica e di pensiero critico, anche le possibilità di scelta si assottigliano.

Le persone non vengono necessariamente private della libertà in modo evidente; vengono piuttosto collocate dentro un ambiente in cui certe decisioni diventano più probabili, più comode o addirittura inevitabili.



Ed ecco il punto centrale: nessuna forma di controllo sociale può esistere senza condizioni preparatorie.

Prima si costruisce il contesto, poi si orientano i comportamenti.

Prima si restringono le alternative, poi si presenta come libera una scelta che libera non è più del tutto.

Un ruolo decisivo, in questa dinamica, viene attribuito alla gestione dell'attenzione.

Una popolazione stanca, sovraccarica, carente di risorse economiche, continuamente impegnata e distratta ha meno tempo per interrogarsi sui meccanismi che regolano la propria esistenza.

Il lavoro, la pressione economica, l'intrattenimento superficiale e il rumore mediatico diventano così elementi di un ecosistema che consuma energie e riduce lucidità.

Non serve censurare apertamente il pensiero critico, se si riesce a renderlo impraticabile nella vita quotidiana.

Una persona sfinita

- cerca evasione, non approfondimento.
- Cerca sollievo, non analisi.
- Cerca distrazione, non verità.


Da qui emerge una tesi netta:

la libertà individuale non dipende soltanto dalla possibilità formale di scegliere,

ma dalla qualità delle condizioni dentro cui quella scelta viene esercitata.

Se l'ambiente è costruito per generare paura, confusione, dipendenza, impoverimento o rassegnazione, anche la volontà personale finisce per essere condizionata.

La questione, quindi, non è soltanto politica o economica.

È profondamente psicologica.

- Chi controlla il contesto influenza la percezione della realtà;

- chi influenza la percezione della realtà orienta le decisioni;

- chi orienta le decisioni esercita potere.


Si invita il lettore a un cambio di prospettiva: smettere di osservare soltanto gli eventi visibili e iniziare a interrogarsi sulle condizioni che li rendono possibili.

Ogni trasformazione sociale, ogni nuova abitudine collettiva, ogni restringimento degli spazi di autonomia dovrebbe essere analizzato non come fatto isolato, ma come parte di un meccanismo più ampio.


La vera domanda non è solo: "Che cosa sta accadendo?".

La domanda più importante è: "Quali condizioni sono state create perché questo potesse accadere?".

Ed è proprio da questa domanda che può iniziare un percorso di maggiore consapevolezza.

Perché comprendere il meccanismo è il primo passo per non esserne semplicemente attraversati.


Un percorso di comprensione

La difficoltà principale non è distinguere il meccanismo
è capire come funziona e a cosa effettivamente serve.

Troppi, infatti, sono i meccanismi che, dicono, sono a tutela e beneficio dei popoli.
Singolarmente però, i popoli sono sempre più spogliati dei diritti, estraniati, se non ripetutamente vessati.

Per questo motivo è fondamentale disporre di un "manuale operativo" che spieghi il funzionamento e gli intenti del meccanismo.

Un meccanismo che, pur funzionando per migliorare le condizioni dell'Uomo e dell'Umana Famiglia, in realtà opera per avvantaggiare una ristretta élite di incogniti e favorire l'introduzione di un vetusto piano plurisecolare.

Un manuale che permetta di:

  • Conoscere le basi di funzionamento del meccanismo.
  • Approfondire progressivamente le funzioni nascoste.
  • Capire chi lo ha progettato e lo vuole in esercizio;
  • Intendere i suoi scopi.

È esattamente con questo obiettivo che nasce la collana Sulle orme del massone.

Un percorso in più volumi che affronta il tema in modo progressivo, analitico e multidisciplinare, permettendo al lettore di sviluppare una visione propria più ampia e strutturata. Ma non una visione basata su opinioni personali, una visione coerente che attinge da innumerevoli fonti, una visione che segue con attenzione le orme storiche lasciate dietro di sè nei secoli dalla massoneria, e che infine viene comparata con la vivenza dell'autore, che malauguratamente ha avuto la sventura di essere fratello di un "fratello" massone.


Conclusione

La massoneria non è un concetto semplice da definire.
Se fosse un concetto semplice, i suoi scopi e funzioni sarebbero di pubblico dominio. Sotto la luce del sole.
Se i suoi scopi e funzioni fossero mai di pubblico dominio, nessuna attività sotterranea sarebbe praticabile.
Se non avessero luogo pratiche sotterranee occulte, il mondo che abiti sarebbe equo per tutti. Non solamente equo per alcuni.

È un fenomeno complesso, che richiede:

  • Tempo.
  • Temperanza.
  • Metodo.
  • Capacità di analisi.

Chi è persuaso di aver capito, trascorrerà la vita a uscire da una trappola per cascare subito dopo in un altra.
Chi cerca risposte immediate, troverà smarrimento.
Chi accetta un percorso di comprensione ragionato e comparato, troverà struttura.

La differenza non sta nelle informazioni, ma nel modo in cui vengono filtrate, affrontate e elaborate.


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