Massoneria, avanzamento di grado e potere invisibile: perché il tema è decisivo
Ci sono libri che non chiedono semplicemente di essere letti: chiedono di essere attraversati con attenzione. La collana Sulle orme del massone è una di questi.
Non perché offrano una spiegazione pacificata del mondo, ma perché pretendono di ribaltare le categorie con cui il lettore interpreta la realtà.
Partiamo da una domanda apparentemente tecnica - "in base a quali regole si avanza di grado in massoneria?" - per trasformarla in una riflessione molto più ampia sul rapporto tra conoscenza, potere, manipolazione, obbedienza e controllo sociale.
L'aggancio iniziale è costruito attraverso un espediente retorico efficace.
L'autore presenta dapprima una risposta rassicurante: in massoneria si avanza di grado grazie alle virtù personali, al miglioramento di sé, alla filantropia e al contributo positivo verso l'umanità.
Subito dopo, però, smentisce radicalmente questa ricostruzione.
È un'apertura volutamente destabilizzante: il lettore viene prima accompagnato dentro una visione idealizzata, poi costretto a prendere atto che quella visione sarebbe solo una facciata.
Il nucleo dell'intero discorso
Da qui prende forma il nucleo dell'intero discorso: la distanza tra ciò che un'istituzione mostra pubblicamente e ciò che custodisce nella propria dimensione riservata.
Nel corso dell'intera collana letteraria si insiste fin dalle prime pagine su una distinzione fondamentale: il volto essoterico e il volto esoterico della massoneria.
Il primo è quello pubblico, visibile, presentabile alla società: un'immagine fatta di ideali nobili, fratellanza, crescita morale, filantropia e perfezionamento individuale.
Il secondo, invece, è quello interno, iniziatico, riservato a chi procede lungo la scala dei gradi.

È proprio in questa seconda dimensione che si trova il vero significato della struttura massonica. La tesi portante è netta:
per comprendere la massoneria non bisogna limitarsi a ciò che essa dichiara di essere, ma occorre interrogare ciò che non mostra.
Da questa premessa deriva una delle affermazioni centrali della collana: il sapere limitato rende l'individuo vulnerabile.
Chi possiede poche informazioni, tende a credere più facilmente alle rappresentazioni confezionate da altri. L'ignoranza, in questa prospettiva, non è soltanto una mancanza culturale: è una condizione di esposizione al controllo.
Il testo collega quindi conoscenza e libertà, ignoranza e manipolazione.
La preghiera Ojibwa richiamata dall'autore - "più cose sai, meno avrai da temere" - diventa una chiave interpretativa dell'intero percorso letterario. Sapere significa temere meno perché permette di riconoscere le dinamiche nascoste dietro le apparenze.
La progressione argomentativa conduce poi a un tema più ampio:
la società contemporanea è una realtà rovesciata.
Non si tratta di un disordine casuale, ma dell'esito di un processo lungo, sotterraneo e deliberato.
In base alla letteratura disponibile, la massoneria da sempre ha svolto un ruolo decisivo nelle grandi trasformazioni storiche degli ultimi secoli, una forza capace di incidere sulle rivoluzioni, sui mutamenti culturali e sulle strutture sociali.
I volumi non si limitano quindi a discutere i criteri di avanzamento nei gradi iniziatici: usano quella domanda come porta d'accesso a una visione complessiva del potere.
Uno dei passaggi più rilevanti riguarda il modo in cui si interpreta l'iniziazione. L'ingresso in massoneria non è un semplice atto simbolico o associativo. Piuttosto è l'inizio di una trasformazione graduale dell'individuo.
Il candidato, o "bussante", muore simbolicamente alla vita profana e rinasce alla vita iniziatica. Questo linguaggio non ha soltanto un valore rituale: indica una vera sostituzione progressiva degli schemi mentali precedenti con nuovi archetipi di pensiero.
Qui entra in gioco il concetto di metamorfosi.
L'adepto non viene trasformato in modo improvviso, ma lentamente, grado dopo grado.
La scala iniziatica è funzionale proprio a questo: misurare l'obbedienza, verificare l'affidabilità, valutare la predisposizione al silenzio e alla disciplina interna.
I gradi inferiori sono una sorta di anticamera, paragonabile a un normale circolo associativo.
Solo in seguito, oltre i primi tre gradi e con l'adesione a specifici riti, l'iniziato entra in un percorso più profondo nel quale assumono importanza la capacità di penetrare il simbolo, l'interesse per le discipline esoteriche, lo studio della Cabala, il desiderio di illuminazione e la ricerca di potere.
La funzione del simbolo occupa una posizione centrale: la massoneria comunica ai propri iniziati attraverso simboli, che diventano linguaggio, codice e strumento di comprensione. Ogni adepto interiorizza quei simboli secondo un'interpretazione personale, ma all'interno di una cornice iniziatica che ne orienta il significato.
Questo meccanismo rende il percorso seducente e al tempo stesso ambiguo: l'iniziato viene attratto dalla promessa di accedere a "conoscenze" superiori e a "obiettivi superiori", mentre chi resta fuori viene implicitamente collocato in una condizione di inferiorità o indegnità.
È qui che si configura il "grande inganno": il richiamo a una conoscenza riservata, superiore, non accessibile ai profani.
La promessa di sapere diventa uno strumento di attrazione. L'adepto accetta il silenzio, l'obbedienza e la gradualità perché crede di essere inserito in un percorso privilegiato.
La fiducia viene alimentata dall'ambizione, dal fascino del mistero e dal desiderio di elevarsi al di sopra della massa.
L'autore usa un paragone efficace: sarebbe come affidare una somma di denaro consistente a un qualsiasi tour operator, senza conoscere itinerario, destinazione e condizioni del viaggio, accettando di scoprire tutto giorno dopo giorno.
La rappresentazione serve a mostrare l'elemento di rischio: l'iniziato si consegna a una struttura che, all'inizio, non conosce davvero.

Un altro pilastro è il rovesciamento dei valori.
Ciò che nel mondo profano è considerato difetto può diventare virtù nel mondo iniziatico.
In particolare, la menzogna viene descritta come uno strumento funzionale alla protezione dell'istituzione.
Il silenzio, l'obbedienza e la segretezza non sono semplici regole organizzative, ma elementi formativi destinati a forgiare la psiche dell'adepto.
Il divieto di parola nei primi anni delle Agape rituali sono una forma sottile di coercizione: l'iniziato deve ascoltare, tacere, assorbire, adattarsi.
Questa lettura porta a due "punti fermi" che la collana propone come regole interpretative.
La prima: nulla è mai ciò che sembra. La seconda: chi opera nell'ombra, salvo rare eccezioni, non agisce per il bene.
Da qui nasce una domanda provocatoria: come può un'organizzazione sostenere di operare per il bene collettivo se, nella maggior parte dei casi, i suoi membri sono contrari a rendere pubblica la propria appartenenza?
È una domanda costruita per mettere in crisi l'immagine filantropica e progressiva della massoneria, contrapponendole il sospetto della segretezza.
La riflessione si allarga poi alla società contemporanea.
Molte incongruenze del presente - ciò che appare illogico, assurdo, capovolto - è il risultato dell'infiltrazione di principi e logiche iniziatiche nella dimensione profana.
Eliminare l'ovvio serve a introdurre l'assurdo.
Molte, innegabilmente, sono le assurdità dell'età presente che le persone comuni non riescono a spiegarsi.
Il cittadino comune si trova così a vivere in un mondo in cui le decisioni più importanti avvengono lontano dagli spazi istituzionali visibili, dentro luoghi e reti che non rispondono direttamente al controllo democratico.
Questa parte del testo è fortemente polemica.
L'autore attribuisce alla massoneria e a ciò che conosciamo come "deep state" un ruolo di regia occulta nella trasformazione della società. Il caos, in questa visione, non è un incidente: È una strategia. È l'obiettivo.
Una attribuzione questa, non certo propria dell'autore, poiché l'effige del 33º grado della massoneria di rito scozzese è piuttosto eloquente: Ordo ab Chao , l'ordine (nuovo) viene dal caos.
Nel Volume 1 l'autore usa l'immagine della ristrutturazione di una casa:
per costruire un nuovo ordine bisogna prima demolire quello precedente, produrre macerie, abbattere pareti, rimuovere impianti.
Trasferita alla società, questa metafora suggerisce che il disordine culturale, politico e sociale è funzionale all'instaurazione di un nuovo assetto sociale.
Il testo collega questo processo al concetto di "Nuovo Ordine Mondiale" e alla "Magnum Opus", espressione che viene impiegata per indicare un grande progetto di trasformazione.
Alcuni fronti contemporanei - la transizione digitale, la transizione ecologica, l'Agenda 2030 e diversi mutamenti sociali e culturali - devono essere letti dentro questa logica di lungo periodo.
Il punto da preservare, senza amplificarne i passaggi più problematici, è che necessita reinterpretare le trasformazioni sociali come strumenti di disgregazione dell'ordine precedente.
Particolarmente interessante è l'analogia informatica proposta. L'autore paragona la massoneria a un server proxy.
Nel linguaggio informatico, un proxy può interporsi tra client e server, schermando attività, identità e flussi informativi.
Trasposta sul piano sociale, la metafora suggerisce che la massoneria fungerebbe da struttura intermedia: non il centro ultimo del potere, ma un dispositivo di schermatura, un canale attraverso cui il "lato server" - identificato con il deep state - agirebbe sul "lato client", cioè i popoli.
L'immagine è efficace perché rende più comprensibile una tesi complessa: il potere non si manifesta sempre direttamente, ma attraverso interfacce, livelli intermedi e reti di occultamento.
Più volte nell'intero corso dell'opera emerge un altro tema decisivo: l'indifferenza.
Per l'autore, il peggior esito della manipolazione non è solo l'errore, ma la rinuncia a comprendere.
Quando il caos informativo diventa eccessivo, l'individuo smette di cercare risposte. I dubbi si accumulano, la motivazione cede, il disinteresse diventa una difesa psicologica. Uno stile di vita.
Questo passaggio è forse uno dei più forti, perché sposta la questione dal piano delle strutture occulte a quello della responsabilità individuale.
L'autore non descrive il lettore come una vittima passiva, ma come qualcuno che può ancora scegliere se approfondire o restare in superficie.
La conoscenza, quindi, torna a essere il vero asse del percorso di apprendimento.
I contenuti proposti non presentano l'avanzamento di grado in massoneria come un meccanismo meritocratico basato su virtù morali, ma come un processo selettivo fondato su obbedienza, silenzio, affidabilità, predisposizione simbolica ed esoterica, capacità di adattamento alla logica interna del gruppo.
L'avanzamento non coinciderebbe con una crescita etica, ma con una progressiva conformazione alla struttura iniziatica. Il grado, in questa prospettiva, non certificherebbe necessariamente un miglioramento umano, bensì l'idoneità dell'adepto a sostenere livelli crescenti di riservatezza, disciplina e coinvolgimento.
Il messaggio finale è costruito come un invito alla vigilanza. Secondo l'autore, il lettore non deve necessariamente ricostruire da solo l'intero sistema di connessioni, perché questo lavoro sarebbe già stato svolto dall'autore stesso attraverso studio, esperienza personale e comparazione dei fatti.
Tuttavia, il lettore deve almeno scegliere di apprendere.
La passività viene presentata come il vero pericolo:
chi non comprende, subisce;
chi rinuncia a interrogarsi, accetta condizioni decise da altri.
In sintesi, il tema dell'avanzamento di grado in massoneria viene proposto come punto di partenza per una critica molto più ampia della modernità e delle sue strutture di potere.
La domanda iniziale - "come si avanza di grado?" - riceve una risposta che va oltre la dimensione organizzativa: si avanza, secondo l'autore, non perché si è migliori, più filantropi o più virtuosi, ma perché si dimostra compatibilità con un sistema iniziatico fondato su segretezza, obbedienza, simbolismo e progressiva trasformazione interiore.
Il cuore dell'opera è dunque questo:
dietro ogni facciata pubblica può esistere una logica privata;
dietro ogni promessa di elevazione può nascondersi una forma di subordinazione;
dietro ogni ordine apparente può agire un disegno che il cittadino comune non vede.
Che si condividano o meno le conclusioni dell'autore, il testo invita a non fermarsi alla superficie delle istituzioni, dei linguaggi e delle narrazioni dominanti.
Il suo obiettivo è spingere il lettore a interrogare il potere, a diffidare delle rappresentazioni troppo perfette e a riconoscere che la consapevolezza non nasce mai dall'accettazione passiva, ma da un esercizio continuo di discernimento.
Perché serve un percorso strutturato
La difficoltà principale è che:
esiste una fitta coltre nebbiosa che avvolge l'argomento massoneria;
le informazioni sono frammentate.
Serve quindi:
- Costruire le basi con ordine.
- Discernere con cura.
- Approfondire progressivamente.
- Mettere in fila i fatti.
- Progressione.
- Metodo.
- Una affidabile struttura di appoggio.
È esattamente con questo obiettivo che nasce la collana Sulle orme del massone.
Un percorso in più volumi che affronta il tema in modo progressivo, ragionato, comparato e multidisciplinare, permettendo al lettore di sviluppare una visione propria più ampia e strutturata. Ma non una visione influenzata per ragioni di convenienza, una visione coerente che attinge da una nutrita letteratura ancora disponibile.
Conclusione
La massoneria non è un tema semplice da indagare.
È un fenomeno complesso, che richiede:
- Tempo.
- Determinazione.
- Desiderio di sapere.
- Capacità di analisi.
Nuovamente,
chi cerca risposte spicciole troverà confusione.
Chi accetta un percorso di comprensione troverà struttura.
La differenza non sta nella quantità di informazioni assunte, ma nel modo in cui vengono affrontate e analizzate.